Per anni abbiamo avuto un nome chiaro: CryptoBooks (nome precedente dell'azienda Finbooks).
E un focus altrettanto chiaro: aiutare i clienti a dichiarare i propri investimenti in criptovalute nel modo più corretto e semplice possibile.
Ascoltando i nostri clienti e il mercato abbiamo però sempre creduto che prima o poi sarebbe arrivata una domanda molto specifica.
Perché solo le crypto?
Una domanda emersa in continuazione durante le ricerche esplorative, mentre i clienti raccontavano il proprio modo di investire e gestire la fiscalità:
“Ho delle azioni e degli ETF che ho sul conto, potete aiutarmi anche con i calcoli e la dichiarazione di quelli?"
Era una domanda logica. La maggior parte dei clienti non investe solo in crypto.
I portafogli vivono su più livelli: asset digitali da una parte, strumenti tradizionali dall'altra. Secondo una stima del 2025 di IJRPR (fonte) il 56% degli investitori preferisce investimenti tradizionali, circa il 12% è focalizzato solo sulle cryptovalute, mentre il restante (32%) ha un portafoglio misto con investimenti sia in crypto che in finanza tradizionale.
Stavamo guardando solo metà della vita finanziaria dei nostri clienti.

Coinvolgere le persone nel processo
Capire davvero cosa significasse fare un passo del genere ha richiesto tempo.
La finanza tradizionale ha una complessità fiscale propria, normative diverse da paese a paese, strumenti che talvolta funzionano in modo radicalmente diverso rispetto agli asset digitali. Ed è diverso anche tra paese e paese.
Abbiamo ascoltato investitori che operano solo su mercati tradizionali, community di chi gestisce portafogli misti, professionisti del settore. Parallelamente abbiamo studiato a fondo tutti gli aspetti fiscali.
Una volta che avevamo chiarezza sul dominio, ci siamo trovati davanti a una scelta di prodotto non banale: come integrare i due mondi nell'applicazione?
Abbiamo progettato due soluzioni e le abbiamo portate davanti a oltre 180 clienti tramite un sondaggio interattivo: una che fondeva tutto in un'unica vista, una che teneva crypto e finanza tradizionale in sezioni separate con una dashboard comune.

Il risultato è stato netto: ha vinto la seconda.
Il motivo era chiaro nelle risposte: i clienti volevano chiarezza, non confusione, e sebbene il portafoglio sia unico come totale del proprio investimento, i due mondi vengono visti come qualcosa di gestito separatamente.
Crypto e finanza tradizionale hanno logiche diverse, richiedono attenzione diversa, e mescolare i due mondi avrebbe reso tutto più difficile da leggere.
Cosa esiste adesso
Da aprile 2026, Finbooks supporta anche la gestione e la dichiarazione degli investimenti in finanza tradizionale, in versione beta rilasciato solo per l’Italia ma disponibile a breve per tutti i paesi serviti.
E c'è un'altra cosa che è cambiata ad aprile 2026, insieme a questa funzionalità: il nome. CryptoBooks è diventato Finbooks.
Non è stato un rebranding di facciata. È stato il riconoscimento di quello che i clienti ci hanno insegnato nel tempo: che la vita finanziaria è più ampia di una sola asset class, e che uno strumento che vuole essere davvero utile deve essere in grado di vederla tutta.
Questa storia è nata anche dalle vostre domande.
Grazie ai +180 clienti che hanno testato i prototipi e ci hanno aiutato a scegliere la direzione giusta, e grazie ai migliaia di clienti di CryptoBooks che ora grazie a Finbooks possono gestire l’interezza dei propri investimenti.


