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03/04/2026

Manovra finanziaria 2023 e cripto-attività: le nuove misure fiscali

In questo articolo vediamo insieme quali sono le norme introdotte dalla manovra finanziaria 2023 in materia di fiscalità delle cripto-attività

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Cryptobooks e fa parte dell'archivio storico di Finbooks.

Dopo anni passati a navigare a vista tra interpelli e interpretazioni creative, la Manovra Finanziaria 2023 ha finalmente messo i puntini sulle "i". Gli articoli dal 31 al 35 introducono il concetto di “cripto-attività”: un termine ombrello dove il legislatore ha infilato di tutto, senza troppi complimenti per le differenze tecniche.

Vediamo insieme cosa cambia davvero per il nostro portafoglio e come muoverci in questo nuovo scenario.

Plusvalenze crypto al 26%

La novità che scotta è l’articolo 31. Dimentichiamoci la vecchia analogia con le valute estere e la famosa soglia dei 51.645€: ora le crypto giocano in un campionato a parte. I guadagni (plusvalenze) finiscono tra i "redditi diversi" e sono tassati al 26%.

Il salvagente: abbiamo una franchigia di 2.000€ all'anno. Se i nostri guadagni restano sotto questa cifra, non dobbiamo versare nulla al Fisco.

Cosa fa scattare la tassazione?

  • Vendere crypto per Euro (o altre valute fiat).

  • Usare crypto per comprare beni o servizi (sì, anche nel Web3).

  • Attenzione: lo scambio tra crypto con le stesse caratteristiche (es. BTC per ETH) non genera tassazione. Un bel respiro di sollievo per chi fa trading attivo.

Se invece chiudiamo l'anno in "rosso", le minusvalenze superiori a 2.000€ possono essere portate in dote per i 4 anni successivi, permettendoci di abbattere le tasse sui futuri guadagni.

La prova del nove: documentare o pagare (caro)

Qui il legislatore si è fatto severo: se non dimostriamo quanto abbiamo pagato le nostre crypto, il fisco assume che il costo d'acquisto sia pari a ZERO.

Facciamo un esempio rapido per capire il rischio:

  • compriamo 10 ETH a 30.000€, facciamo un po' di giri tra wallet non-custodial e DEX, e alla fine vendiamo tutto per 20.000€.

  • se abbiamo le ricevute: registriamo una perdita di 10.000€ (utile per il futuro).

Se non abbiamo le prove: per lo Stato abbiamo guadagnato 20.000€ dal nulla. Risultato? Paghiamo 3.200€ di tasse su un investimento in cui abbiamo effettivamente perso soldi.

Il mantra è uno solo: tracciate ogni singola transazione.

Successioni e Donazioni: ora c'è chiarezza

Basta teorie da bar. Se riceviamo crypto in eredità, il valore di carico è quello dichiarato per l'imposta di successione. Se si tratta di una donazione, si eredita il costo di acquisto sostenuto originariamente dal donante. Semplice e lineare.

Un Bollo simile ad una Patrimoniale

Possedere crypto non è un reato e, di per sé, non genera tasse sulla crescita del portafoglio (finché non vendiamo). Tuttavia, entra in gioco l'imposta di bollo del 2 per mille (0,2%) sul valore dichiarato. Un'imposta molto simile all'IVAFE che si applica a tutti i residenti in Italia.

Pace fiscale: mettiamoci in regola

La Manovra offre anche una via d'uscita per chi negli anni scorsi ha "dimenticato" di dichiarare qualcosa:

  • solo monitoraggio: se avevate crypto entro fine 2021 ma non le avete scritte nel quadro RW, potete regolarizzarvi pagando lo 0,5% del valore non dichiarato per ogni anno;

  • mancato pagamento tasse: se avete fatto cash-out senza pagare il 26%, la sanzione sale al 3,5% del valore delle attività al momento del realizzo.

Il nostro consiglio? Le regole ora ci sono e ignorarle sta diventando ogni anno più costoso e rischioso. Meglio un check-up al wallet oggi che una sanzione domani.

Il Jolly: rivalutazione al 14%

La Manovra 2023 ci ha dato una possibilità interessante: chi deteneva crypto al 1° gennaio 2023 ha potuto rideterminare il costo di acquisto pagando un'imposta sostitutiva del 14% sull'intero valore a quella data.

Perché dovremmo farlo? Semplice: per alzare artificialmente il nostro prezzo di carico e pagare meno tasse (o nulla) al momento della vendita. È la mossa ideale per chi ha comprato a prezzi stracciati anni fa o per chi ha un "caos documentale" e non trova più le ricevute d'acquisto.

Mettiamole a confronto: conviene davvero?

Facciamo parlare i numeri con un esempio classico: un Bitcoin comprato in passato a 2.000€ e venduto oggi a 30.000€.

Scenario A: senza rivalutazione

La plusvalenza è di 28.000€. Applicando il classico 26%, il conto da pagare al Fisco è di 7.280€. Una bella stangata.

Scenario B: con la rivalutazione al 1/1/2023

Al 1° gennaio 2023, BTC valeva circa 15.500€.

  • Decidiamo di "fissare" questo prezzo come nostro nuovo costo d'acquisto.

  • Paghiamo subito il 14% su quei 15.500€ = 2.170€.

  • Quando vendiamo a 30.000€, la nostra plusvalenza fiscale non è più 28k, ma solo 14.500€ ($30.000 - 15.500$).

  • Tasse sulla vendita (26% di 14.500€) = 3.770€.

Totale versato: 5.940€. Rispetto ai 7.280€ dell'opzione A, abbiamo appena risparmiato più di 1.300€. Niente male, no?

In conclusione: il tempo del Far West è finito

Molte delle novità introdotte rispondono a dubbi che ci portavamo dietro da anni, altre, siamo onesti, ne creano di nuovi e richiederanno ulteriori chiarimenti.Il messaggio però è arrivato forte e chiaro: tracciabilità è la parola d'ordine. Il legislatore ha passato la palla a noi: se non teniamo traccia di ogni movimento e non conserviamo le "prove", l'Agenzia delle Entrate avrà gioco facile nel contestare anche le dichiarazioni fatte in buona fede.Insomma, ragazzi: godiamoci la DeFi e il trading, ma teniamo pulito il registro contabile. Il "fai da te" senza documenti oggi è un lusso che non possiamo più permetterci.

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