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03/04/2026

Tasse crypto: la tassazione dei redditi crypto in Italia

Le tasse crypto ed i redditi crypto in Italia sono regolate specificamente, ecco come

Il panorama fiscale italiano sulle cripto-attività è profondamente cambiato con la Legge di Bilancio 2023. Oggi, non si tratta più di interpretare zone d'ombra, ma di gestire correttamente scadenze, soglie e nuove aliquote. In questo articolo analizziamo come si applicano le imposte alle diverse forme di reddito generate dagli asset digitali e come muoversi tra i quadri della dichiarazione.

Cosa sono tecnicamente i "Redditi Crypto"

Sebbene nel linguaggio comune si parli di "tasse", è tecnicamente più corretto parlare di imposte. Un reddito da cripto-attività non nasce dalla semplice fluttuazione di valore del portafoglio, ma esclusivamente attraverso operazioni fiscalmente rilevanti.

Secondo l’art. 1, comma 126 della Legge 197/2022, la tassazione scatta su:

(...) le plusvalenze e gli altri proventi realizzati mediante rimborso o cessione a titolo oneroso, permuta o detenzione di cripto-attivita', comunque denominate (...).

In sintesi: la semplice detenzione non genera reddito imponibile (capital gain), ma comporta il versamento dell’imposta sul valore delle cripto-attività (IC), ovvero la patrimoniale dello 0,20%. Il reddito tassabile nasce solo quando "esci" dall'asset o lo scambi con qualcosa di natura diversa.

La soglia dei 2’000€ per le tasse sulle crypto

La norma prevede che le imposte sulle plusvalenze da cripto-attività si applichino solo se, nel periodo d’imposta, i guadagni complessivamente realizzati superano la soglia di 2’000€.

Un chiarimento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato il 30 aprile 2025, ha finalmente confermato che si tratta di una franchigia e non di una semplice soglia.

Questo significa che l’imposta non si applica sull’intero ammontare delle plusvalenze realizzate, ma esclusivamente sulla parte che eccede i 2’000€. In altre parole: i primi 2’000€ di guadagno annuo restano esenti da imposta. Ad esempio, se nel 2024 hai realizzato plusvalenze per 2’800€, pagherai l’imposta solo su 800€, non sull’intero importo.

L'abolizione della franchigia

È fondamentale distinguere i periodi d'imposta per non commettere errori dal 2025 in avanti:

  • anno d'imposta 2024: l'imposta del 26% si applica solo sulla parte eccedente la franchigia di 2.000€. Se hai guadagnato 2.800€, pagherai le tasse solo su 800€.

  • anno d'imposta 2025 (Dichiarazione 2026): la franchigia è stata eliminata. Ogni euro di plusvalenza è ora tassabile.

La compensazione delle plusvalenze con le minusvalenze crypto

Le minusvalenze (perdite di capitale) sono uno strumento fiscale potente. Se realizziamo una perdita tramite un cash-out, possiamo utilizzarla per abbattere le plusvalenze dello stesso anno. Questo è un punto importante: si possono compensare tra loro solo minusvalenze e plusvalenze da cripto-attività! Infatti, si tratta di un tipo di asset “a sé stante” non compensabile con guadagni o perdite da altri tipi di asset. Le minusvalenze possono essere, inoltre, portate in compensazione nei 4 anni successivi a quello in cui si sono realizzate.

Esempio di minusvalenze da cripto-attività, portate nei successivi 4 anni

Vediamo come si compensano minusvalenze nei successivi 4 anni:

  • nel 2023 investo 50’000€ in cripto-attività ma le cose vanno diversamente da come previsto e mi ritrovo al 31/12/2023 con un portafoglio crypto di 30’000€, per una minusvalenza pari a 20’000€.

  • nel 2024 le cose vanno meglio e realizzo una plusvalenza di 5’000€: anziché pagare l’imposta del 26% su questa cifra, non pago alcuna tassa in quanto ho una perdita consistente (seppur riferibile all’anno prima) con cui compenso questo guadagno.

  • a questo punto, la minusvalenza che posso portare in compensazione nei successivi 3 anni (1 è già passato) sarà pari a 15’000€.

  • nel 2025 realizzo un altro importante guadagno di 10’000€: avendo ancora una minusvalenza compensabile dal 2023, tuttavia, neanche quest’anno dovrò versare l’imposta sostitutiva del 26% sul capital gain!

  • nel 2026 riesco ancora ad avere un profitto da cripto-attività, sempre pari a 10’000€. La metà (5’000€) di questa cifra viene compensata con la rimanenza della perdita maturata nel 2023, mentre l’altra metà, non coperta, sarà soggetta al 26% d’imposta. Quindi, quest’anno non avrò abbattuto interamente le tasse, ma avrò comunque pagato la metà di imposte!

Le tasse crypto prima e dopo la c.d. “Legge Crypto” del 2023

Prima della Legge di Bilancio 2023 (legge 197/2022), la tassazione delle criptovalute era meno definita e variava a seconda del tipo di reddito generato. Ad esempio, i redditi da staking venivano inseriti nel quadro RL, mentre oggi, con l'entrata in vigore della nuova normativa, tutti i redditi da crypto devono essere dichiarati nel quadro RT. Questa modifica semplifica il processo di dichiarazione fiscale, rendendo più chiaro dove inserire i vari tipi di guadagni derivanti dalle criptovalute.

Fino al 2022, infatti, talune attività che oggi vengono considerate cripto-attività (ad es. i rewards da staking o i token ricevuti come airdrop) andavano inserite nel quadro RL. Il quadro RL è usualmente destinato agli “altri redditi” o a redditi derivanti da fattispecie specifiche; mentre il quadro RT afferisce, generalmente, ai redditi da capitale. Per quei medesimi redditi, tuttavia, le cose sono cambiate con la Legge Crypto, in quanto vanno attualmente inseriti sempre e comunque nel quadro RT.Ancora oggi, se devi dichiarare dei redditi crypto ottenuti prima del 2023 dovrai rifarti alle regole vigenti prima che entrasse in vigore la Legge di Bilancio 2023, detta anche “Legge Crypto”.

Tasse crypto 2024: l'imposta del 26%

Una delle novità più significative introdotte dalla legge di bilancio è l'imposta del 26% sui redditi generati dalle criptovalute. Anche prima l’imposta sui redditi crypto era pari al 26%, ma si applicava solo in determinati casi. Ora, invece, l’imposta si applica su qualunque cripto-attività, laddove nell’anno fiscale in esame la plusvalenza generata sia pari ad almeno 2’000€.

Quando effettui cash-out

L'imposta non si applica su ogni swap, ma solo quando avviene un passaggio che il Fisco considera "realizzo":

  • conversione di cripto-attività in valuta fiat: quando si cede una cripto-attività a titolo oneroso ricevendo valuta fiat in cambio (cash-out), si realizza un evento fiscalmente rilevante e si applicano le imposte sulle eventuali plusvalenze;

  • swap tra criptovalute e “E-money token”: alcune stablecoin sono considerate E-money token (“EMT”). In questi casi, se si fa swap tra una crypto detenuta e tale stablecoin, si ha cash-out e si dovranno versare le imposte;

  • acquisto di beni o servizi con crypto: anche in questo caso, si configura una cessione a titolo oneroso e l’eventuale plusvalenza è soggetta a imposta;

  • quando si scambiano due cripto-attività aventi "funzioni e caratteristiche diverse": vale a dire che rientrano in categorie differenti, come evidenziato dall'Agenzia delle Entrate nella suddetta circolare di ottobre 2023.

Il calcolo del valore: il metodo LIFO

Per determinare il profitto, l'Italia impone il metodo LIFO (Last In, First Out): si considerano venduti per primi i token acquistati più recentemente.

Attenzione al prezzo di carico: Se non siamo in grado di dimostrare con documentazione certa quanto abbiamo pagato un asset, il Fisco considera il valore di acquisto pari a zero. Questo significa che l'intera somma incassata verrà tassata come plusvalenza pura.

Scadenze per il pagamento delle tasse crypto nel 2024

La scadenza per il pagamento delle tasse crypto per il 2024 è fissata al 1° luglio (sarebbe stata il 30 giugno, ma essendo una domenica, è slittata al primo giorno lavorativo successivo, vale a dire proprio il 1° luglio). È importante notare che le dichiarazioni con i quadri RW ed RT devono essere presentate entro il 15 ottobre, quadri contenuti all'interno del modello reddito Persone Fisiche. Il quadro W, invece, contenuto nel modello 730, va inviato entro il 30 settembre 2024. Essere al corrente di queste scadenze è fondamentale per evitare sanzioni e problemi con il Fisco. In questo articolo trovi tutte le scadenze fiscali per chi possiede criptovalute.

Nel sistema fiscale italiano, le imposte sulle cripto-attività devono essere versate entro il 30 giugno, prima della presentazione della dichiarazione dei redditi, che avviene tra settembre e ottobre.

Importante: se effettui la dichiarazione delle tue criptovalute tramite modello 730, potrai utilizzare il quadro W per assolvere all’obbligo di monitoraggio fiscale.

L'Imposta sul Valore delle Cripto-Attività

Oltre all'imposta sui redditi, esiste anche un'altra tassa: l'imposta sul valore delle cripto-attività. Questa tassa non si applica al reddito generato ma alla semplice detenzione delle criptovalute. Anche se può sembrare meno rilevante rispetto all'imposta del 26%, è comunque un aspetto da considerare nella rendicontazione fiscale delle proprie criptovalute.

L'importanza di una accurata rendicontazione fiscale per le tasse sulle tue criptovalute

Gestire le tasse crypto può diventare estremamente complesso, soprattutto quando si possiedono diverse criptovalute su differenti wallet. È fondamentale avere una rendicontazione fiscale accurata per ogni caso d'uso e per ogni criptovaluta.

I trasferimenti tra wallet di propria proprietà (es. da Coinbase a MetaMask) non sono tassabili. Tuttavia, rappresentano il punto più critico in sede di controllo. Senza una prova della continuità del possesso, l'Agenzia delle Entrate potrebbe interpretare l'uscita da un exchange come una vendita "in nero" e l'entrata su un wallet come un reddito non dichiarato. Documentare i transfer è essenziale per difendere il proprio valore di carico.

Perché usare un software come Finbooks

Gestire manualmente LIFO, soglie, transfer e report per i quadri RT/W è tecnicamente impossibile per chi effettua più di qualche operazione all'anno. Finbooks automatizza l'intero processo:

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  • identifica correttamente i giroconti evitando tasse ingiustificate;

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