Revolut è diventata una delle app più usate per gestire denaro, pagamenti e investimenti. Proprio per questo, quando arriva il momento della dichiarazione, il dubbio è comprensibile: cosa va dichiarato davvero?
La risposta dipende da come usi il conto. Mantenere un saldo su Revolut non è la stessa cosa che comprare crypto, azioni, ETF o metalli dalla stessa app. E l’errore più comune è trattare tutto allo stesso modo.
In questa guida vediamo quando Revolut va indicato in dichiarazione, cosa cambia tra conto cash e investimenti, quali quadri fiscali possono servire e quali dati devi recuperare per preparare correttamente la dichiarazione 2026.
Revolut va dichiarato in Italia?
Revolut va dichiarato solo quando, dentro l’app, hai detenuto o movimentato prodotti che generano obblighi fiscali in Italia.
Se hai usato Revolut solo come conto per ricevere lo stipendio, pagare con carta e mantenere un saldo disponibile, la prima cosa da verificare è l’IBAN del conto. Se il conto è stato migrato a IBAN italiano, la parte cash non segue le stesse regole di un conto estero.
Se invece hai acquistato, venduto o detenuto crypto, azioni, ETF o metalli tramite Revolut, il tema non si chiude con l’IBAN. In quel caso devi valutare gli obblighi dichiarativi legati agli investimenti: monitoraggio fiscale, eventuali plusvalenze o minusvalenze, imposte sul valore degli asset detenuti e dati da riportare nei quadri della dichiarazione.
La distinzione iniziale è quindi questa: conto cash da una parte, investimenti dall’altra. Nel prossimo passaggio vediamo cosa cambia con l’IBAN italiano e perché riguarda solo una parte del rapporto con Revolut.
IBAN italiano Revolut: cosa cambia per il conto cash
Se il tuo conto Revolut ha un IBAN italiano, la parte cash viene trattata in modo diverso rispetto a un conto estero.
Revolut ha avviato la migrazione degli utenti italiani verso IBAN italiani tramite la succursale italiana di Revolut Bank UAB, autorizzata e supervisionata dalla Banca d’Italia. Questo riguarda il conto usato per ricevere bonifici, accreditare lo stipendio, pagare con carta e lasciare soldi disponibili.
Per questa parte, il riferimento non è l’IVAFE sui conti esteri, ma l’imposta di bollo prevista per i conti italiani: 34,20 euro all’anno se la giacenza media supera 5.000 euro. In base alle informazioni fornite da Revolut, se il conto è migrato a IBAN italiano e la soglia viene superata, l’imposta viene pagata da Revolut all’Agenzia delle Entrate e addebitata direttamente sul conto.
Questo però riguarda solo la parte cash. Non significa infatti che tutta Revolut sia automaticamente gestita come una banca italiana dal punto di vista fiscale.
Se dalla stessa app acquisti, vendi o detieni crypto, azioni, ETF o metalli, non stai più parlando solo del conto di pagamento. Stai usando prodotti che possono richiedere monitoraggio fiscale, calcolo delle plusvalenze e indicazione dei valori in dichiarazione.
Crypto, azioni, ETF e metalli: perché restano in regime dichiarativo
Quando operi in regime amministrato, l’intermediario calcola le imposte sulle plusvalenze, applica le compensazioni dove previste e gestisce gli adempimenti fiscali per tuo conto. Con Revolut, invece, i dati vengono messi a disposizione dell’utente, ma il calcolo fiscale e la compilazione della dichiarazione restano a tuo carico.
Questo vale se hai comprato, venduto o detenuto crypto, azioni, ETF o metalli durante l’anno. Le operazioni devono essere ricostruite, i valori devono essere ordinati e le eventuali plusvalenze o minusvalenze devono essere riportate nei quadri corretti.
Anche la sola detenzione può avere effetti dichiarativi. Se a fine anno avevi asset su Revolut, potresti doverli indicare per il monitoraggio fiscale e per il calcolo delle imposte patrimoniali applicabili.
A questo punto conviene separare i prodotti Revolut uno per uno: conto cash, crypto, azioni, ETF, metalli ed eventuali proventi non finiscono tutti nello stesso punto della dichiarazione.
Cosa dichiarare per ogni prodotto Revolut
Per dichiarare Revolut correttamente, devi separare i prodotti che hai usato durante l’anno. La stessa app può contenere conto, cripto-attività, strumenti finanziari e proventi diversi, ma in dichiarazione non seguono tutti la stessa strada.
In pratica:
Conto cash con IBAN italiano: riguarda la gestione ordinaria del denaro. Se la giacenza media supera 5.000 euro, entra in gioco l’imposta di bollo prevista per i conti italiani, che Revolut addebita direttamente sul conto secondo quanto indicato nella sua documentazione.
Cripto-attività: se hai comprato, venduto o detenuto crypto su Revolut, devi gestire il monitoraggio fiscale, il calcolo di plusvalenze o minusvalenze e l’imposta sul valore delle cripto-attività. La sola presenza di crypto a fine anno rileva anche senza vendite.
Azioni, ETF e metalli: seguono la logica degli investimenti finanziari detenuti tramite piattaforma estera. Devi gestire monitoraggio fiscale, IVAFE, calcolo di plusvalenze e minusvalenze e, se presenti, dividendi o altri proventi finanziari.
Interessi, cashback, rewards e altri accrediti: vanno verificati in base al prodotto da cui derivano. Un interesse su un deposito, un dividendo e un reward in crypto non hanno lo stesso trattamento fiscale.
Da questa separazione si arriva ai quadri della dichiarazione: RW/W per il monitoraggio fiscale, RT/T per plusvalenze e minusvalenze, e altri quadri solo quando il tipo di reddito lo richiede.
Come dichiarare le crypto detenute su Revolut
Le cripto-attività detenute su Revolut devono essere riportate in dichiarazione per il monitoraggio fiscale. Se durante l’anno hai fatto vendite, conversioni o ricevuto accrediti in crypto, devi considerare anche il calcolo di plusvalenze, minusvalenze e imposta sul valore delle cripto-attività.
Detenzione: le crypto vanno indicate nel Quadro RW/W ai fini del monitoraggio fiscale;
Imposta sulle cripto-attività: è pari allo 0,2% del valore delle cripto-attività detenute al 31/12, ponderato per i giorni di detenzione;
Vendite e conversioni: le operazioni che generano plusvalenze o minusvalenze vanno riportate nel Quadro RT/T;
Rewards, cashback e altri accrediti in crypto: entrano nello storico fiscale e incidono sulla ricostruzione complessiva della posizione;
Trasferimenti: i movimenti tra Revolut e altre piattaforme o wallet non vanno trattati automaticamente come vendite, ma devono essere riconciliati per non alterare il costo fiscale.
Azioni, ETF e metalli su Revolut
Azioni, ETF e metalli acquistati tramite Revolut non vanno trattati come cripto-attività. Rientrano nella parte degli investimenti finanziari e seguono regole diverse rispetto alle crypto.
Portafoglio titoli Revolut: azioni ed ETF detenuti tramite Revolut rilevano ai fini del monitoraggio fiscale nel Quadro RW/W;
IVAFE: sugli strumenti finanziari detenuti all’estero si applica l’IVAFE dello 0,2%;
Vendite di azioni ed ETF: se hai venduto in guadagno o in perdita, devi calcolare plusvalenze e minusvalenze e riportarle nel Quadro RT/T;
Dividendi: se hai ricevuto dividendi, vanno separati dalle plusvalenze perché non sono redditi da vendita, e dichiarati nel Quadro RM/M;
Metalli su Revolut: oro, argento e altri metalli disponibili nell’app vanno ricostruiti come esposizioni finanziarie, non come oro fisico detenuto direttamente;
Commissioni e cambi valuta: fee, costi e conversioni incidono sul risultato fiscale e vanno inclusi nella ricostruzione.
Quali dati ti servono per dichiarare Revolut
Per preparare correttamente la dichiarazione, ti è ormai chiaro il perché non basti solo controllare il saldo a fine anno nell’app. Devi recuperare i documenti che permettono di ricostruire cosa è successo durante l’anno e inquadrare la tua situazione fiscale.
In particolare, ti servono:
Estratto del conto cash, se devi verificare IBAN, saldo e giacenza della parte bancaria;
Storico crypto, con acquisti, vendite, conversioni, trasferimenti, rewards, cashback e commissioni;
Estratto del conto di intermediazione, se hai usato Revolut per azioni, ETF o altri strumenti finanziari;
Estratti su materie prime, se hai operato anche su quei prodotti;
Proventi ricevuti, come dividendi, interessi, rewards o altri accrediti collegati agli investimenti;
Movimenti tra Revolut e altre piattaforme, per distinguere i trasferimenti interni dalle operazioni fiscalmente rilevanti.
Il periodo esportato deve coprire l’intero storico utile, non solo l’anno che stai dichiarando. Se hai iniziato a usare Revolut prima del 2025, le operazioni precedenti possono servire per ricostruire il costo fiscale degli asset ancora detenuti o venduti nell’anno.
Una volta raccolti questi file, puoi importarli su Finbooks e trasformare lo storico Revolut in dati utilizzabili per la dichiarazione.
Come importare Revolut su Finbooks
Revolut si importa su Finbooks tramite file CSV. I file da scaricare cambiano in base ai prodotti che hai usato nell’app.
Per le crypto, scarica l’estratto dalla sezione Crypto di Revolut:
apri l’app Revolut;
vai su Crypto dal menu in basso;
premi su Altro;
entra in Documenti e poi in Estratto conto;
seleziona il formato Excel;
scegli il periodo da esportare;
premi su Genera.
Per la parte investimenti tradizionali, scarica invece gli estratti dalla sezione Investimenti:
apri l’app Revolut;
vai su Investimenti dal menu in basso;
premi su Altro;
entra in Documenti;
seleziona Conto di intermediazione;
scegli Estratto conto;
imposta il formato CSV;
seleziona il periodo corretto;
premi su Ottieni estratto.
Se hai usato anche Materie prime o CFD, ripeti la procedura e scarica anche quei file. Ogni prodotto deve avere il proprio storico, altrimenti la ricostruzione fiscale rischia di essere incompleta.
Se è il primo import su Finbooks, esporta la cronologia completa del tuo account Revolut: dalla prima operazione fino alla data di download del file. Se Revolut non ti permette di scaricare tutto in un unico documento, puoi caricare più file CSV, purché coprano l’intero periodo senza interruzioni.
Dopo aver scaricato i file, caricali su Finbooks creando una nuova connessione Revolut o aggiornando una connessione già esistente. Il sistema usa quei dati per ricostruire operazioni, trasferimenti, valori, proventi e risultati fiscali da riportare in dichiarazione.
Revolut e controlli fiscali: perché i conti devono tornare
Quando dichiari Revolut, i numeri inseriti nei quadri devono essere coerenti con lo storico della piattaforma: saldi, movimenti, asset detenuti, vendite, conversioni e proventi ricevuti.
Il problema nasce quando la dichiarazione racconta una cosa diversa dai dati disponibili. Per esempio, se risultano asset detenuti su Revolut ma non compare il monitoraggio fiscale, oppure se vengono dichiarate vendite senza un costo fiscale ricostruito, la posizione può diventare difficile da giustificare.
Con lo scambio automatico di informazioni, questi controlli diventano sempre più probabili. Per gli investimenti finanziari esistono già flussi informativi tra intermediari e autorità fiscali. Per le cripto-attività, DAC8 rafforza ulteriormente la trasmissione dei dati sugli utenti e sulle operazioni.
Per questo lo storico completo è fondamentale. Non serve solo a calcolare l’imposta: serve a dimostrare da dove arrivano i valori dichiarati.
Dichiara Revolut con Finbooks
Revolut ti permette di scaricare estratti e storico delle operazioni. Finbooks ti aiuta a trasformare quei file in una posizione fiscale ordinata.
Importando i dati Revolut, puoi ricostruire crypto, azioni, ETF, metalli, trasferimenti, commissioni e proventi in un unico spazio. La piattaforma organizza le operazioni, distingue le diverse categorie di asset e prepara i dati necessari per monitoraggio fiscale, plusvalenze, minusvalenze e imposte patrimoniali.
In questo modo arrivi alla dichiarazione con numeri più chiari, report utilizzabili e meno lavoro manuale sui CSV.
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