logo_black.png

04/05/2026

Quadro RM/M 2026: guida alla compilazione per dividendi, cedole, interessi e proventi da ETF e fondi

Scopri come compilare correttamente il Quadro RM del Modello Redditi Persone Fisiche e il Quadro M del 730 per dichiarare i redditi di capitale e gli altri proventi finanziari del 2025.

In questo articolo esamineremo insieme come compilare rigo per rigo il Quadro RM del Modello Redditi Persone Fisiche, con riferimento alla dichiarazione 2026 relativa all’anno d’imposta 2025. La guida vale anche per il Quadro M del Modello 730/2026, che segue la stessa logica per la dichiarazione di questi redditi.

Seguiremo le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per gestire correttamente i redditi di capitale e gli altri proventi finanziari che confluiscono nel Quadro RM/M, definendo scadenze, aliquote applicabili e modalità di versamento dell’imposta.

Ricostruire correttamente la natura dei proventi (dividendi, cedole, interessi, distribuzioni e plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi nei casi previsti) trasforma spesso la dichiarazione in un puzzle complesso, soprattutto quando gli investimenti sono distribuiti tra più broker o intermediari esteri.

Con Finbooks, in prova gratuita per 7 giorni, otteniamo la corretta classificazione reddituale e il calcolo preciso dei valori da dichiarare: colleghi le piattaforme, analizzi le operazioni e generi automaticamente il report fiscale. Il risultato? I quadri RM/M già impostati con i dati corretti, insieme ai quadri RW/W e RT/T quando necessari, pronti per essere utilizzati senza errori di classificazione.

Cos’è il Quadro RM e quando devi compilarlo?

Se nel corso del 2025 hai incassato dividendi, cedole, interessi o altri proventi finanziari che non rientrano nel classico Quadro RT, il Quadro RM del Modello Redditi PF diventa il tuo punto di riferimento.

Mentre il Quadro RW serve a monitorare le attività detenute all’estero e il Quadro RT si occupa di plusvalenze e minusvalenze da redditi diversi, il Quadro RM ha una funzione specifica: dichiarare redditi di capitale e altri proventi soggetti a imposta sostitutiva.

Cosa va dichiarato nel Quadro RM?

A differenza di una normale compravendita, qui non dichiari il risultato ordinario di una cessione, ma proventi che seguono una logica fiscale diversa. In termini pratici, il Quadro RM entra in gioco soprattutto per:

  • dividendi;

  • cedole e interessi;

  • altri proventi finanziari di fonte estera;

  • distribuzioni e, nei casi previsti dalla normativa, plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi.

In breve: il Quadro RM serve quando il punto non è solo quanto hai guadagnato, ma come quel provento viene qualificato fiscalmente.

Per chi usa il Modello 730/2026

Se presenti il 730 anziché il Modello Redditi, come già anticipato, la logica rimane la stessa ma cambia il contenitore: dovrai compilare il Quadro M. La sostanza non cambia: l’obiettivo è classificare correttamente ogni provento, applicare l’aliquota prevista e liquidare l’imposta senza errori di inquadramento.

Quando i redditi finanziari vanno in RM/M e non in RT/T

Questo è uno dei punti più delicati da capire, perché il confine tra Quadro RM e Quadro RT non dipende solo dal fatto che tu abbia guadagnato o perso, ma dalla natura fiscale del provento.

In linea generale, il Quadro RT/T è il quadro dei redditi diversi: qui finiscono plusvalenze e minusvalenze derivanti dalla cessione di strumenti finanziari quando il risultato va trattato come capital gain. Il Quadro RM/M, invece, riguarda i redditi di capitale e altri proventi che seguono una logica fiscale diversa e che vengono assoggettati a imposta sostitutiva nel quadro dedicato.

Per questo dividendi, cedole e interessi non vanno nel Quadro RT/T. Non rappresentano infatti il risultato di una compravendita, ma il rendimento prodotto dall’investimento o il flusso generato dalla detenzione dello strumento. È la stessa logica che, nei casi previsti dalla normativa, porta nel Quadro RM/M anche determinati proventi da ETF, ETN, ETC e fondi.

Qui entra in gioco una distinzione operativa fondamentale. Per ETF, ETN, ETC e fondi, il trattamento non è simmetrico tra utile e perdita:

  • se la posizione si chiude in guadagno, la distribuzione o la plusvalenza confluisce nel Quadro RM/M;

  • se la posizione si chiude in perdita, la minusvalenza confluisce invece nel Quadro RT/T.

È proprio questa asimmetria a rendere necessario un controllo accurato della qualificazione fiscale del risultato. Due operazioni sullo stesso strumento possono infatti finire in quadri diversi a seconda del segno del risultato e della categoria reddituale applicabile.

In pratica, il criterio da tenere a mente è questo: quando stai dichiarando un provento che il fisco tratta come reddito di capitale, il riferimento è RM/M; quando invece stai dichiarando una minusvalenza o un risultato che rientra tra i redditi diversi, il riferimento torna a essere RT/T.

RM 1.png

I righi chiave del Quadro RM: RM31 e RM32

Dopo aver chiarito quando un provento va dichiarato nel Quadro RM/M e non nel Quadro RT/T, il passaggio successivo è capire dove si concentra davvero la compilazione operativa. Sebbene il Quadro RM sia molto ampio, per chi investe tramite broker esteri l’operatività si concentra quasi esclusivamente su due righi chiave: quello per l'applicazione dell'imposta sostitutiva (26%) e quello per il recupero delle ritenute subite all'estero.

Il primo è RM31, che rappresenta il rigo centrale del quadro. È qui che confluisce la parte più ampia dei proventi finanziari rilevanti: dividendi, cedole, interessi, altri redditi di capitale di fonte estera e, nei casi previsti, distribuzioni e plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi. La logica di questo rigo non è solo fiscale, ma anche strutturale: ogni riga viene costruita sulla base del codice reddito e del codice Stato, aggregando i proventi che condividono gli stessi criteri.

Il secondo è RM32, che ha invece una funzione molto più specifica. Questo rigo è riservato alle cedole e agli interessi da obbligazioni private e segue una struttura distinta rispetto a RM31.

In pratica, il cuore della compilazione del Quadro RM si gioca quasi tutto qui:

  • RM31 per la maggior parte dei proventi rilevanti;

  • RM32 per le obbligazioni private.

Per chi presenta il Modello 730/2026, la stessa logica si applica al Quadro M. Cambia il modello dichiarativo, ma non cambia l’impostazione: codici, criteri di aggregazione, aliquote e distinzione tra le varie categorie di provento restano gli stessi.

Come sono organizzati i righi del Quadro RM: codice reddito, codice Stato e regola di aggregazione

Nel Quadro RM, la compilazione non segue una logica puramente cronologica o per singolo strumento. Il punto di partenza è un altro: capire che tipo di provento stai dichiarando e da quale contesto fiscale proviene. È proprio questa combinazione che determina come i dati vengono distribuiti nei righi del quadro.

Nel rigo RM31, ogni riga è identificata da due elementi chiave:

  • il primo è il codice reddito, cioè la lettera che individua la natura del provento dichiarato; è questo codice a dirti se stai inserendo dividendi, cedole, interessi, proventi residuali oppure distribuzioni e plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi nei casi che confluiscono nel Quadro RM;

  • il secondo è il codice Stato, che indica il Paese di riferimento della piattaforma o dell’intermediario attraverso cui quel provento è stato percepito; anche questo dato è decisivo, perché incide direttamente sulla costruzione dei righi.

La regola operativa da tenere a mente è semplice: i proventi che condividono lo stesso codice reddito e lo stesso codice Stato vengono aggregati in un’unica riga. Se cambia anche solo uno di questi due elementi, il quadro richiede una riga separata.

Questo significa, ad esempio, che due dividendi percepiti tramite la stessa piattaforma e riconducibili alla stessa categoria reddituale possono essere sommati nello stesso rigo. Al contrario, se il provento è dello stesso tipo ma arriva da una piattaforma con diverso codice Stato, oppure se cambia la categoria fiscale del reddito, l’aggregazione non è più possibile e la dichiarazione va separata. Prima di inserire qualsiasi importo, devi aver già classificato correttamente il provento e individuato il corretto riferimento geografico o fiscale dell’intermediario.

Il flusso corretto da tenere a mente è questo:

  • prima identifichi la natura del provento;

  • poi individui il codice Stato da associare;

  • solo a quel punto capisci se i valori possono essere aggregati oppure devono essere distribuiti su righe diverse.

Guida alla compilazione del rigo RM31

Una volta chiarita la logica di aggregazione, si può passare alla compilazione vera e propria del rigo RM31, che rappresenta il centro operativo del Quadro RM.

È qui che confluisce la parte più ampia dei proventi finanziari da dichiarare: dividendi, cedole, interessi, altri redditi di capitale di fonte estera e, nei casi previsti, distribuzioni e plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi.

Come spiegato nel precedente paragrafo, per compilare correttamente il rigo, devi leggere ogni colonna rispettando la struttura precisa:

  • prima identifichi la tipologia di provento;

  • poi associ il corretto codice Stato;

  • quindi riporti l’ammontare e l’aliquota applicabile;

  • infine determini l’imposta dovuta.

In termini operativi, il cuore della compilazione si concentra soprattutto su queste colonne:

  • col. 1: dove si indica il codice reddito;

  • col. 2: dove si inserisce il codice Stato;

  • col. 3: dove si riporta l’ammontare del provento;

  • col. 4: dove si indica l’aliquota applicabile;

  • col. 8: dove si determina l’imposta sostitutiva dovuta.

A queste si aggiungono alcune colonne accessorie, come quella relativa all’eventuale credito d’imposta o all’opzione per la tassazione ordinaria, che entrano in gioco solo in situazioni specifiche.

Il punto decisivo, però, resta questo: prima di compilare RM31 devi aver già qualificato correttamente il provento. Se sbagli la natura fiscale del reddito, il rischio non è solo quello di inserire un numero nella colonna sbagliata, ma di compilare il quadro sbagliato.

Per questo, nelle sezioni che seguono, vedremo il rigo RM31 partendo dalla sua logica generale e poi passando ai principali codici reddito uno per uno.

RM31: colonne 1 e 2: codice reddito e codice Stato

Le prime due colonne del rigo RM31 servono a identificare il provento che stai dichiarando e il relativo contesto di riferimento. La colonna 1 contiene il codice reddito, cioè la lettera che individua la categoria fiscale del provento. Nel perimetro Finbooks, i codici principali sono:

  • A per cedole e interessi da titoli di Stato;

  • B per distribuzioni e plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi UCITS esteri;

  • H per dividendi e distribuzioni da partecipazioni in società estere;

  • I per altri proventi residuali, come interessi da depositi o altri redditi di capitale non ricompresi nelle categorie precedenti;

  • J per distribuzioni e plusvalenze da ETF, ETN, ETC e fondi UCITS italiani o lussemburghesi.

La colonna 2 richiede il codice Stato della piattaforma o dell’intermediario tramite cui il provento è stato percepito. Questo dato va compilato in tutti i casi in cui è previsto, tranne per i proventi con codice J, per i quali la colonna va lasciata vuota.

In pratica, queste due colonne definiscono la struttura della riga: prima identifichi la categoria fiscale del provento, poi associ il corretto codice Stato. Solo dopo puoi passare all’importo e all’aliquota.

RM31: colonne 3 e 4: ammontare e aliquota applicabile

Dopo aver definito la natura fiscale del provento e il relativo codice Stato, si passa al contenuto economico della riga: quanto hai percepito e con quale aliquota quel provento va tassato.

La colonna 3 contiene l’ammontare del reddito o del provento da dichiarare. Questo valore non si costruisce sempre allo stesso modo, perché dipende dal codice reddito indicato nella colonna 1.

In termini operativi:

  • per i codici B e J, in colonna 3 va indicata la somma di distribuzioni e plusvalenze lorde da ETF, ETN, ETC e fondi;

  • per il codice H, va indicato il valore lordo dei dividendi percepiti;

  • per il codice I, va riportato il valore complessivo dei proventi residuali riconducibili a quella categoria;

  • per il codice A, va indicato il lordo di cedole e interessi da titoli di Stato.

Questo è un passaggio delicato, perché la colonna 3 non deve riflettere una lettura generica dell’estratto conto, ma la corretta somma dei proventi che, per natura fiscale e codice Stato, appartengono a quella specifica riga.

La colonna 4 richiede invece l’aliquota applicabile. Nel perimetro operativo del Quadro RM, le aliquote che entrano più spesso in gioco sono due:

  • 26%: rappresenta l’aliquota ordinaria applicabile nella maggior parte dei casi;

  • 12,5%: riservata ai casi in cui il provento beneficia del regime agevolato previsto, ad esempio, per titoli di Stato o strumenti equiparati rientranti nella relativa disciplina fiscale.

In pratica, la colonna 3 ti dice quanto stai dichiarando; la colonna 4 ti dice come quel provento viene tassato. È dall’incrocio di questi due dati che nasce poi l’imposta da indicare nella parte finale del rigo.

RM31: colonne 5, 7 e 8: credito d’imposta, opzione per la tassazione ordinaria e imposta dovuta

Una volta definiti l’ammontare del provento e l’aliquota applicabile, il rigo RM31 si completa con le colonne che incidono direttamente sul calcolo dell’imposta.

La colonna 5 serve a indicare l’eventuale credito d’imposta. Non è una colonna che si compila sempre: entra in gioco solo quando esiste effettivamente un credito utilizzabile in relazione al provento dichiarato. In assenza di un credito, la colonna resta vuota.

La colonna 7 riguarda invece l’opzione per la tassazione ordinaria. Anche qui non siamo davanti a una compilazione ordinaria del rigo: nel flusso più frequente, questa colonna resta vuota e viene in rilievo solo nei casi in cui la normativa consente, o richiede di valutare, l’inclusione del provento nel reddito complessivo.

La colonna 8 è il punto in cui il rigo prende forma in termini impositivi, perché qui va indicata l’imposta sostitutiva dovuta. In termini operativi, il valore deriva dal prodotto tra quanto indicato in colonna 3 e l’aliquota riportata in colonna 4.

Le colonne 5 e 7, quindi, non cambiano la struttura ordinaria di RM31, ma intervengono solo in situazioni particolari. La colonna davvero conclusiva, nella compilazione standard, è la 8: è lì che il provento dichiarato si trasforma nell’imposta dovuta.

I principali codici reddito del rigo RM31

Una volta chiarita la logica delle colonne, il passaggio successivo è leggere il rigo RM31 attraverso i suoi principali codici reddito. È qui che la compilazione diventa davvero operativa: non stai più ragionando in astratto sulla struttura del quadro, ma sulla natura concreta del provento che hai percepito.

Nel perimetro Finbooks, i codici che contano davvero sono cinque: B, J, H, A e I. Ognuno corrisponde a una categoria reddituale specifica e richiede una lettura coerente del provento, dell’aliquota e, quando previsto, del codice Stato.

Codice B: ETF, ETN, ETC e fondi UCITS esteri

Il codice B si usa per dichiarare distribuzioni e plusvalenze derivanti da ETF, ETN, ETC e fondi comuni UCITS esteri. In questo caso, il rigo RM31 raccoglie sia i flussi distribuiti periodicamente sia, nei casi previsti, il risultato positivo realizzato in sede di cessione o rimborso.

  • In colonna 1 inserisci il codice B;

  • in colonna 2 riporti il codice Stato della piattaforma o dell’intermediario tramite cui il provento è stato percepito;

  • in colonna 3 indichi la somma di distribuzioni e plusvalenze lorde;

  • in colonna 4 applichi l’aliquota corretta, che nella generalità dei casi è il 26%, salvo i casi che beneficiano del regime agevolato al 12,5%;

  • in colonna 8 determini l’imposta sostitutiva dovuta.

Codice J: ETF, ETN, ETC e fondi UCITS italiani o lussemburghesi

Il codice J segue una logica molto simile al codice B, ma riguarda ETF, ETN, ETC e fondi UCITS italiani o lussemburghesi.

Anche qui:

  • in colonna 1 inserisci il codice J;

  • la colonna 2 va lasciata vuota;

  • in colonna 3 riporti la somma di distribuzioni e plusvalenze lorde;

  • in colonna 4 applichi l’aliquota applicabile;

  • in colonna 8 determini l’imposta sostitutiva dovuta.

La differenza rispetto al codice B non sta quindi nella struttura del rigo, ma nel diverso inquadramento dello strumento e nel fatto che, per il codice J, non si compila il codice Stato.

Codice H: dividendi e distribuzioni da partecipazioni estere

Il codice H si usa per dividendi e distribuzioni assimilate derivanti da partecipazioni in società estere.

In questo caso:

  • in colonna 1 inserisci il codice H;

  • in colonna 2 riporti il codice Stato dell’intermediario o della piattaforma;

  • in colonna 3 indichi il valore lordo dei dividendi percepiti;

  • in colonna 4 applichi, nella generalità dei casi, l’aliquota del 26%;

  • in colonna 8 determini l’imposta sostitutiva dovuta.

Qui il punto essenziale è non confondere il dividendo con il risultato di una vendita: non stai dichiarando la chiusura di una posizione, ma il provento distribuito dallo strumento.

Codice A: cedole e interessi da titoli di Stato

Il codice A è dedicato a cedole e interessi da titoli di Stato.

  • in colonna 1 inserisci il codice A;

  • in colonna 2 riporti il codice Stato dell’intermediario o della piattaforma;

  • in colonna 3 indichi il lordo di cedole e interessi;

  • in colonna 4 applichi l’aliquota prevista, che può essere 12,5% nei casi agevolati o 26% negli altri casi;

  • in colonna 8 determini l’imposta sostitutiva dovuta.

Questa è una delle aree in cui il tema dell’aliquota diventa davvero importante, perché il corretto inquadramento dello strumento incide direttamente sul prelievo finale.

Codice I: proventi residuali

Il codice I raccoglie gli altri proventi residuali che non rientrano nelle categorie precedenti, come interessi da depositi o altri redditi di capitale da qualificare in questa area del quadro.

La struttura del rigo resta la stessa:

  • in colonna 1 inserisci il codice I;

  • in colonna 2 riporti il codice Stato dell’intermediario o della piattaforma;

  • in colonna 3 indichi il valore complessivo dei proventi;

  • in colonna 4 applichi l’aliquota prevista, che può essere 12,5% nei casi agevolati o 26% negli altri casi;

  • in colonna 8 determini l’imposta sostitutiva dovuta.

È una categoria che richiede particolare attenzione, perché qui il rischio di errore non è tanto nell’inserimento numerico, quanto nella qualificazione iniziale del provento.

Rigo RM32: cedole e interessi da obbligazioni private

Accanto a RM31, il secondo rigo davvero rilevante per gli investitori è l'RM32, riservato a cedole e interessi da obbligazioni private.

Qui la struttura è più semplice e distinta rispetto a RM31:

  • in colonna 1 va riportato l’ammontare lordo di cedole e interessi;

  • in colonna 2 va indicata l’aliquota, che nel caso ordinario è il 26%;

  • in colonna 3 si determina l’imposta sostitutiva dovuta, calcolata sul valore indicato in colonna 1.

RM32 è quindi un rigo più lineare, ma non per questo meno importante: serve a separare correttamente una categoria di proventi che non segue la logica di aggregazione articolata di RM31.

Il Quadro M del Modello 730 segue la stessa logica

Per chi presenta il Modello 730/2026, la logica resta invariata. I criteri di qualificazione del provento, i codici reddituali, le aliquote e la distinzione tra le varie categorie non cambiano: cambia solo il contenitore dichiarativo di riferimento, che diventa il Quadro M.

Le scadenze per la dichiarazione 2026 (Redditi 2025)

Una volta ricostruiti correttamente i proventi e compilati i righi del Quadro RM, il passaggio successivo è rispettare le scadenze dichiarative e di versamento. Anche qui la logica resta quella ordinaria prevista per la dichiarazione dei redditi, ma è fondamentale non confondere il momento in cui calcoli l’imposta con quello in cui la versi o trasmetti il modello.

Per chi presenta il Modello 730/2026, la dichiarazione va trasmessa entro il 30 settembre 2026. Per chi utilizza invece il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, la trasmissione telematica deve avvenire entro il 2 novembre 2026, poiché il 31 ottobre cade di sabato.

Sul fronte dei versamenti, l’imposta sostitutiva risultante dal Quadro RM/M segue le scadenze ordinarie:

  • 30 giugno 2026 per il versamento;

  • 31 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, se scegli di differire il pagamento.

Questo significa che la corretta compilazione del quadro non serve solo a dichiarare il provento, ma anche a determinare con precisione cosa devi versare e quando. Arrivare a ridosso della scadenza senza aver già qualificato i redditi, verificato le aliquote e chiuso i calcoli significa esporsi a errori, ritardi e incoerenze difficili da correggere dopo.

Compilare il Quadro RM/M nel 2026 con Finbooks

Compilare correttamente il Quadro RM/M può sembrare, sulla carta, un’operazione lineare. In realtà, la difficoltà non sta nel singolo rigo del modello, ma nel lavoro che viene prima: ricostruire la natura del provento, distinguere le categorie reddituali corrette, attribuire il giusto codice reddito, associare il corretto codice Stato e applicare l’aliquota prevista.

È proprio qui che la dichiarazione si complica. Due proventi apparentemente simili possono infatti seguire trattamenti fiscali diversi; lo stesso strumento può generare componenti che confluiscono in quadri differenti; e un errore nella classificazione iniziale si trascina poi lungo tutta la compilazione, fino al calcolo finale dell’imposta.

Per questo Finbooks non si limita a produrre un numero finale, ma ti aiuta a lavorare correttamente a monte. Collegando broker, conti e piattaforme, il software ricostruisce i flussi, classifica i proventi e ti restituisce i dati necessari per compilare il quadro con coerenza.

In termini operativi, puoi utilizzare Finbooks in due modi:

  • dichiarativi e report già pronti: ottieni i quadri RM/M con i dati già organizzati secondo la logica corretta di classificazione, insieme ai report di supporto utili per verificare importi, codici e proventi dichiarati;

  • gestione assistita con piano Human: se preferisci delegare la parte più tecnica, un nostro professionista può supportarti nella ricostruzione dei proventi, nella verifica dell’inquadramento fiscale e nella preparazione dei documenti necessari.

Il vantaggio reale non è solo risparmiare tempo. È arrivare alla dichiarazione con una base dati già ordinata, leggibile e coerente con la logica fiscale del quadro. Ed è proprio questo che riduce il rischio di errori, omissioni o classificazioni sbagliate.

Puoi provare Finbooks gratuitamente per 7 giorni e preparare il tuo Quadro RM/M con dati già strutturati, corretti e pronti per essere utilizzati in dichiarazione.

Altri contenuti per te

09/04/2026

Calendario scadenze fiscali crypto 2026: tutte le date che devi conoscere

Calendario fiscale crypto 2026: tutte le scadenze per IC, imposta sulle plusvalenze, dichiarazione 730 o Redditi PF e acconti.

01/04/2026

Novità tassazione crypto 2025-2026: addio no-tax area e aliquota al 33%

In questo articolo analizziamo le novità introdotte dalla nuova legge di bilancio: dal 2025 ogni plusvalenza crypto sarà tassata, dal 2026 l’aliquota salirà al 33%.

03/04/2026

Tasse crypto: la tassazione dei redditi crypto in Italia

Le tasse crypto ed i redditi crypto in Italia sono regolate specificamente, ecco come.

03/04/2026

Tasse crypto 2026: aliquota al 33% per tutte le criptovalute, 26% solo per i token EMT in Euro conformi al MiCAR

Dal 2026 aliquota crypto al 33%, EMT euro MiCAR al 26%: cosa cambia e cosa valutare entro il 31/12/2025.